11 agosto 2008

cina e donne

Sport e affari, la rivoluzione femminile in un paese storicamente maschilista

Cina super potenza dello sport
comanda "l'altra metà del cielo"

Quattro donne nelle prime sei medaglie conquistate dalla Repubblica Popolare: in un'Olimpiade solo al femminile sorpassati gli Usa.
dal nostro inviato FEDERICO RAMPINI

Cina super potenza dello sport comanda "l'altra metà del cielo"

La Guo Wenjun, ora nell'arco



PECHINO-
Quattro donne, due uomini: nelle prime sei medaglie d'oro conquistate dalla Cina è confermato un trend in atto da tempo. Sono le donne la risorsa decisiva per l'ascesa della Repubblica Popolare nel campo sportivo. In verità, se esistesse un'Olimpiade soltanto femminile il sorpasso Cina-Usa sarebbe avvenuto da tempo. Le performance delle atlete sono un indicatore interessante per capire la funzione della donna nel decollo della Cina come superpotenza dell'economia globale.
"L'altra metà del cielo", così Mao Zedong battezzò le donne. Su molti terreni il bilancio storico dell'azione del leader comunista è controverso, spesso nefasto e tragico. Ma almeno sull'emancipazione delle donne, il fondatore della Repubblica Popolare ha lasciato al suo paese un'eredità positiva. Se nelle campagne più povere e arretrate la condizione femminile resta segnata dalla subalternità, nella società urbana (quasi mezzo miliardo di persone) la donna ha fatto passi da gigante all'epoca di Mao, quando il comunismo cominciò con l'abolire i "piedi fasciati" e decretò il lavoro per tutte. La tradizione dei piedi fasciati - dettata dall'attrazione erotica che gli uomini provavano per i piedi piccoli - era in voga soprattutto negli ambienti della borghesia. (Nelle campagne infatti quel terribile handicap avrebbe impedito alle contadine i lavori nei campi). Comunque quella tortura inflitta alle bambine accentuava l'immagine del "sesso debole", visto che effettivamente con i piedi costretti in quella forma le donne avevano una mobilità ridotta. La vittoriosa campagna di Mao contro i piedi fasciati ha quindi affrancato "l'altra metà del cielo" da una menomazione fisica. E da allora la lunga marcia delle cinesi non si è più fermata.
Lo sport segue un percorso parallelo all'economia. Oggi ci sono più imprenditrici ai vertici del capitalismo cinese che in quello giapponese. Ai tempi di Mao l'egualitarismo comportava dei prezzi pesanti da pagare, anche per l'identità femminile: vestiti unisex, grigiore, un puritanesimo spinto fino alla sessuofobia, il ripudio radicale e ossessivo di ogni vanità personale. Forse non è un caso che l'unica donna emersa come una leader in quell'epoca fu la diabolica quarta moglie di Mao, Jiang Qing. Faceva parte della famigerata banda dei Quattro che ispirò le violenze della Rivoluzione culturale, fu processata e condannata a morte nel 1980. Una figura sinistra, intrigante e manipolatrice, alla fine comunque una perdente in un sistema di potere prevalentemente maschile. Anche oggi nel partito comunista gli uomini comandano. Il presidente Hu Jintao, il premier Wen Jiabao sono attorniati da un Politburo maschile. Nella politica le cinesi devono accontentarsi di ruoli minori. La loro rivincita se la sono presa nel business. Il mondo delle imprese, più flessibile e aperto all'innovazione, si è rivelato meno ostico per la scalata dell'altra metà del cielo.
A trent'anni da quando iniziò il suo "esperimento" con l'economia di mercato, nella Cina capitalista la parità si misura inevitabilmente con il denaro. Secondo la banca americana Merrill Lynch, sui circa 350 mila milionari (in euro) cinesi, un terzo sono donne.

(www.repubblica.it 11 agosto 2008)

3 commenti:

Michele ha detto...

La cina sta esasperando la corsa al " benessere" ed essendo molto pragmatici non stanno certo a guardare di che sesso è il fornitore di gloria !!

GIAN CARLO ha detto...

Cercherò di ricordarlo

Monica ha detto...

giancarlo - cosa cercherai di ricordare?