10 giugno 2008

pensieridicorsa

dopo un fine settimana passato con una vecchia amica a parlare con parole che attraversano la superficie della pelle e entrano dentro le viscere fino a farti ricordare chi sei e per cosa stai lottando, con nuova linfa per la mente e il cuore mi sono rimessa a lavorare al mio "odiato" saggio che sembra non finire mai; ci sono parti che assolutamente non funzionano e non riesco a far funzionare. la mia mente gira lavora ma non riesce a raggiungere l'obiettivo. un po' come il mio correre di questi giorni. esco quotidianamente. le gambe girano ma con gran fatica. ieri 20' sono stati fin troppo lunghi. ma non mi arrendo. la mia mente e le mie gambe raggiungeranno i loro scopi prima o poi e probablimente lo faranno contemporaneamente.

ieri leggendo il supplemento del weekend del guardian mi sono imbattuta in un bellissimo articolo che per la verita' e' uno scorcio di un libro. l'autore e' un romanziere giapponese, haruki murakami, e il libro in questione e' autobiografico: "what i talk about when i talk about running"
(di cosa parlo quando parlo di corsa). e' un articolo che nel quale mi sono riconosciuta e per quanto mi piaccia essere un po' fuori dagli schemi soliti a volte ho il bisogno naturale di sapere che non sono sola in quello che faccio e che c'e' qualcun'altro che condivide le mie visioni. la solita lotta tra il non cadere nel conformismo e nella piattezza sociale quotidiana e il sentire il bisogno di appartenere a qualcosa. ma quella e' un'altra storia. tornando allo stralcio/libro. murakami e' un romanziere che fa maratone. ne ha fatte 23 in 23 anni. i suoi tempi si aggirano attorno alle 3h45'-4h. quello che mi ha colpito e' il modo di vedere il suo correre e il suo scrivere come due atti simili e non contrari e il modo in cui vive la solitudine che viene con la scrittura: come una cosa positiva e dalla quale non potrebbe fare a meno. EVVIVA! non sono l'unica pazza ;)

lui scrive (e traduco) "non trovo ne' difficile ne' nioso passare una o due ore ogni giorno a correre da solo, senza parlare con nessuno, e poi 4/5 ore da solo alla mia scrivania [...] ho imparato con il tempo l'importanza di essere con gli altri e il fatto (ovvio) che non possiamo sopravvivere da soli [...] ma il mio desiderio di restare da solo non e' cambiato [...] non penso che molte persone possano amare la mia personalita' [..] chi al mondo puo' avere simpatia per una persona che non scende a compromessi e che se nasce qualche problema si chiude in una stanza da solo? [...]" (!!!)

"ovviamente quando ci si siede alla scivania ogni giorno bisogna imparare a concentrarsi e a resistere a lungo; bisogna allenarsi per tenere la concentrazione ferma su un solo punto. questo assomiglia al modo in cui alleniamo i nostri muscoli. e con il tempo si spostano i nostri limiti [...] quasi impercettibilmente alziamo la posta in gioco. nella sua corrspondenza privata lo scrittore raymond chandler una volta confesso' che anche se non scriveva niente si sforzava di passare ogni giorno ore seduto alla sua scrivania. capisco il suo scopo. questo era il modo in cui chandler trovava la restistenza di cui uno scrittore professionista ha bisogno, rafforzando silenziosamente la sua forza di volonta'. tutto il processo di scrittura [...] richiede molta piu' energia (e per un lungo periodo) di quanto la maggiorparte della gente possa pensare."

resistenza, concentrazione, allenamento, felicita' e sofferenza, solitudine. tante le cose in comune tra la scrittura e la maratona. sono felice di poter fare entrambi. nonostante la frustrazione di alcune giornate.

3 commenti:

Daniele ha detto...

“con nuova linfa per la mente e il cuore”… Bellissima espressione e bellissima spinta per il tuo lavoro! Perseverare e non disperare porta a raggiungere l’obiettivo ed è quello che ti auguro.

Interessanti gli stralci che hai estrapolato del libro, che in effetti si adattano bene alla tua vita attuale. Ottimo anche l’articolo originale… an interesting reading and a good exercise for my english…

Mathias ha detto...

Una riflessione che mi ha suscitato il tuo post: non potevi che essere una maratoneta tu, per il tipo di lavoro che svolgi. Si compenetrano perfettamente. Serve resistenza, e che cosa meglio dell'abitudine alla resistenza fisica, allo sforzo, ti può aiutare nel perseguire anche i tuoi target lavorativi. Certe volte sbagliamo strada, ci spostano il traguardo, ma tu non demordere mai,sii maratoneta anche nella vita,e credici sempre! Sei più resistente di una roccia

Monica ha detto...

daniele - per gli esercizi con il tuo inglese la rete e' fantastica. basta andare per esempio su bbc.co.uk e li puoi vedere e/o ascoltare programmi e leggere articoli...utilissimo. ma anche una radio qualsiasi online per impratichirsi di linguaggio colloquiale e accenti vari. io ho imparato il mio inglese ascoltando: http://www.bbc.co.uk/radio4/ (ottimi contenuti e accento piu' o meno standard) e http://www.capitalradio.co.uk/default.asp
per un inglese piu' quotidiano.

mathias - hai ragione. da quando faccio questo mestiere (ormai 10 anni)ho provato diversi sport, che io fermo non so (e non posso) stare. ma ho sempre mollato perche' non mi si addicevano. la maratona invece e' il giusto accompagnamento al mio lavoro di ricercatrice e insegnante. come dico sempre io: si sposano! pero' e' bello sapere che ci sono altre persone che la vivono allo stesso modo. mi sa che quel libro me lo compro...anche se lo stile in cui scrive non mi piace...forse e' colpa della traduzione dal giapponese.

ok. ho parlato troppo, come sempre :)