13 giugno 2008

pensieri (non) di corsa - di bacon e della liberta'

era il 1996. mi trovavo a parigi e per caso trovo una mostra di francis bacon al pompidou. non lo avevo mai sentito nominare e come sempre affascinata da quello che non conosco compro il biglietto. ricordo lo shock dell'inizio, il pugno allo stomaco, il senso di soffocamento e sofferenza. a questo pero' subito dopo si e' aggiunta una forma di empatia con i quadri, non tanto con i soggetti, di solito maschili, quanto con la tecnica. forse empatia non e' la parola giusta. era come se qualcuno fosse arrivato alla mostra, mi avesse preso, scosso violentemente, urlaro MA NON LO VEDI? NON CAPISCI? SIAMO NOI! scosso come per svegliarmi dal mio torpore. dopo 5 anni di quello che ho sempre definito 'la mia morte celebrale' mi stavo infatti svegliando alle cose ottorno a me con una curiosita' ed avidita' nuova. sono rimasta al museo almeno 2 ore a fissare i quadri a cercare di capire.

dopo la maratona di padova scopro che a milano c'era una mostra di bacon e non potevo non andare, cogliendo anche l'occasionedi conoscere daniele per la prima volta. e' stato li' che ho iniziato a capire quella mia empatia con la tecnica di bacon. piu' guardavo i quadri piu' capivo il perche' di quelle urla e faccie e corpi deformati. e in questo periodo mi sento un soggetto 'baconiano'.

le derfomazioni di bacon sono sempre sottilineate dal contrasto con una certa rigidita' o simmetria esterna: le linee che circondano le figure, che siano le sedie, tappeti tavoli o una parte del corpo che resta rigido. quello che mi sembra e' che sia le urla che le deformazioni rapprensentino il senso di frustazione, dilaniamento interiore, dell'umanita ingabbiata da varie costrizioni, siano sociali, sessuali, di genere, istituzionali, familiari, personali e mentali. l'unica cosa da fare e' cercare di scappare uscire dalla gabbia che sono appunto le linee di cui parlavo prima. ma e' impossibile, non saremo mai liberi totalmene, non si puo' fuggire, e allora quel senso di frustrazione, di disperazione, di ingabbiamento si trasforma in un urlo deformato, in un corpo che si contorce.

cosi' mi sento in questi giorni. in gabbia. sconfitta. imprigionata da un sistema che da una parte mi accoglie dall'altra invece mi rifiuta mettendomi davanti uno specchio che riflette le mie (in)capita' e (in)sicurezze in maniera a volte distorte. sto si parlando del mio lavoro, dei rifiuti che questo lavoro ti offre ormai quotidianamente. ma per me il mio lavoro non e' solo un modo per pagarmi l'affitto e comprarmi da mangiare (le macchine nuove, gli ultimi ritrovati della tecnica li lascio agli altri). il mio lavoro e' la mia vita, e' quello che quando va bene mi fa sentire viva.

ho sempre pensato che per quanto animali sociali, in fin dei conti siamo soli, siamo noi contro tutti e a volte contro noi stessi. in questi due giorni pero' ho forse riscoperto l'importanza del supporto della gente attorno. ho ricevuto email da amici podisti e da un collega per me fondamentale nella mia vita lavorativa e non solo. ho ricevuto da parte di altri colleghi un appoggio incondizionato (che aime' non si trasforma in un contratto permanente). mi sento un po' piu' positiva. poco, ma sempre molto piu' di ieri. bacon restera' sempre il pittore che mi sconvolge fino alle midolla e nel quale mi ricosco (avesse dipinto piu' donne, sarebbe stato quasi perfetto). prossima tappa: visita del suo studio che da londra e' stato ricreato a dublino, citta' natale del pittore.

l'altro pittore che mi da le stesse sensazioni anche se per motivi diversi e' frieda khalo. ma quello e' (e sara') un altro post

3 commenti:

Massimo ha detto...

IL LAVORO E' MERDA.

Claudio ha detto...

Ci stai aprendo il cuore e la mente con queste riflessioni... mi hai fatto tornare alla mente una sensazione simile che ho provato ad una mostra di Kandinsky a Palazzo Grassi di Venezia molti anni fa. Ti libera la mente.. l'arte è la vera libertà. Forse le nostre parole e i nostri gesti non sono totalmente liberi ma il cuore si.. lui è davvero libero.

Monica ha detto...

"ci stai aprendo...." claudio pensavo vi stessi solo deprimendo...quindi tiro un sospiro di sollievo e ti ringrazio!