4 gennaio 2008

NYC - racconto dell'ultimo dell'anno/new year's eve tale


english text in the comment link



ieri sera sono rientrata da New York dove faceva un freddo glaciale, pensavo io, per arrivare nel nord west del massachusetts e trovare -19c. ma questo non e' il punto, almeno non ora.

il punto ora e' cercare di condensare in un post i miei 4 giorni newyorkesi . potrei semplicemente iniziare dicendo che abbiamo visitato, molte, anche se non tutte, le attrazioni turistiche della citta'. e quando dico citta' mi riferisco a manhattan , dato che ne siamo usciti solo in due occasioni: nel viaggio verso NYC e l'ultimo dell'anno, quando nell'attesa della mezzanotte ci siamo fatti tutto il ponte della gomma per approdare a brooklyn e godere della vista notturna su manhattan. si, alla fine abbiamo deciso di non avventurarci nella follia di times square anche se IO ne ero molto tentata. ma bruno ha solo dovuto dirmi che dopo le 4 pm non ci si puo' piu' muovere tanto liberamente e che non ci sono bagni a disposizione, tanto che a volte la gente la fa li sul posto per dissuadermi. chi mi conosce sa che vado al bagno ogni ora minimo e quindi pensare di stare schiacciata tra la folla al freddo e al gelo per piu' di 8 ore senza bagni .....abbiamo quindi festeggiato l'arrivo del 2008 sul ponte di brooklyn con un altro centinaio e passa di persone, molto piu' organizzati di noi con spumante, dolcetti, fischetti ecc.

in realta' non vedevamo l'ora di fare il conto alla rovescia e di andarcene a letto. la nostra giornata era cominciata alla 7.30 quando ci siamo reintanati nel bar COSI' vicino all'albergo per fare colazione. meta del giorno: la signora in persona: la statua della liberta'. un paio di consigli a chi non e' ancora andato a visitarla: 1) andateci 2) fate come ha fatto il superorganizzatissimo bruno che ha comprato il biglietto online!! c'era una coda della madonna quella mattina ed e' solo una delle tante code che si devono fare quindi e' bene riuscire a saltarla. poi c'e' la coda per l'imbarco, coda per entrare alla statua ecc ecc. la coda per l'imbarco si fa fuori al freddo e al vento per poi passare all'ispezione bagagli stile aereoporto; l'ispezione si ripete poi per entrare nella statua. il controllo alla statua e' ridicolo. prima di tutto e' uno di troppo. poi si passa attraverso un affare che sputa aria da sotto e l'aria ti entra nei vestiti e ti arriva fino ai capelli. un mistero. se qualcuno di voi sa a cosa serve me lo faccia sapere.

la statua e' mastodontica, la vista su manhattan spettacolare. ma quello che mi ha emozionato di piu' quel giorno e' stata la visita a ellis island, l'isola su cui milioni di immigrati negli states venivano portati per la selezione tra la fine del ottocento e l'inizi del novecento. la guida dei rangers, figlia anche lei di immigrati, ci ha raccontato il meccanismo della selezione. c'era prima la selezione medica che durava circa 6 secondi. i medici si piazzavano alla fine di 3 rampe di scale e da quella posizione riuscivano a vedere gli immigrati da varie prospettive. guardavano come camminavano, se erano affaticati ecc. ecc. chi sembrava un po' malaticcio veniva portato in infermeria per un controllo piu' accurato gli altri passavano alla selezione piu' dura, quella a cui dovevano rispondere ad una serie di domande. e li si decideva il destino di molti.

posso solo immaginare, io, figlia di una media borghesia europea del la seconda meta' del novecento, come potevano sentirsi quegli uomini e donne durante quelle ore. il senso di speranza e gioa per la possibilita' di una nuova vita, ma anche la sofferenza e l'umilizione che hanno dovuto subire. certo ora e' stato riconosciuto che l'america cosi' come ora la conosciamo e' stata creata da quella speranza, gioia, dolore e umiliazione. quel museo e' stato istituito (usando le loro parole) per rendere omaggio a quegli immigrati, eroi del nostro tempo. mi chiedo solo se un giorno ci renderemo conto che gli immigrati di oggi, con tutti i problemi che possono portare, sono fatti di quelle stesse speranze, gioie, sofferenze, dolori e umiliazioni.

per vedere le foto (che cmq sono nella colonna di sx) cliccate qui

4 commenti:

runners per caso ha detto...

ehila' Monichina hai messo la moderazione dei commenti ? ok insomma volevo salutarti
un bacione
p.s. psero tu non abbia avuto die problemi
baci
denise

Anonimo ha detto...

Ciao Monica volevo farti gli auguri di un buon 2008.....vedo che lo hai iniziato bene......questa estate passata mia figlia ha passato 15 giorni a new york e gli è piaciuta moltissimo ancora oggi non fa altro che parlarne.
divertiti......
ciao...giovanni

margantonio ha detto...

ho scoperto stasera il tuo blog che penso visiterò spesso vista la comune passione per la corsa e le lunghe distanze in particolare.
saluti
antonio

margantonio.blogspot.com

Monica ha detto...

POST - TRANSLATION
yesterday we left new york and came back to massacchusetts. boy...i thought nyc was cold but here, at 7pm there were -19c!! but this is not the point. not now at least.

the point is trying to summarise 4 days in NYC. maybe i should just start by saying that we visited most, but not all, of the major touristic sites of the city. when i say city though, i mainly mean manhattan as we left it only on 2 occasions: on our way to NYC by bus, and on new year's eve while waiting for the countdown we crossed brooklyn bridge and went to brooklyn to admire the amazing view on manhattan by night. well, yes, in the end we gave up on the idea of spending the night at times square even though i was very tempted. but bruno had just to mention the fact that from 4pm onwards there was no way to move outside of the square and most importantly there were no toilets....er, pardon, restrooms available so much so that people would pee on themselves. those who know me well are aware that i have to use the ladiz every hour at least so i thought that that was a very good argument on bruno's side. we decided to wait for 2008 on brooklyn bridge together with hundreds of people much more organised that we were, with champagne, deserts and wistles.

the truth was that we couldn't wait for the countdown to happen!! we were bloody tired and we wanted to go to bed. our new year's eve started indeed at 7.30am when we headed to the bar COSI' to have a nice breakfast. our final destination was the old lady herself, the statue of liberty. now, if you haven't been there yet 2 pieces of advice from me: 1) go!! 2) book online. the queue...er, pardon, the line is huge and you have to be "in line" so often that it was great to jump at least one of them. be prepared though: you have to go through a security check twice: before getting on the ferry and before getting on the statue. the second one is totally unnecessary really; plus it's a weird check as you go through a strange place where they puff air on you...under your cloths up to you air...I don't know what that is. can anyone tell me?

the statue is huge and the view on manatthan is just amazing. but what really struck me was the immigration museum on ellis island, the island and institution where millions of immigrants were taken for a sort of selection at the end of the eighteenth-beginning of the nineteenth century. our ranger guide, of immigrant origins, explained to us the mechanism of selection. firstly, there was a heath selection which lasted approximately 6 seconds: doctors would stand at the top of a staircase built in a way that they could see the immigrants from different angles. if one of the immigrants looked tired or ill they were subjected to further examinations. the others had to go through the toughest selection yet where they had to answer lots of questions. their answers decided their fate.

As a middleclass daughter of 20th century western europe, i can only imagine what those people went through in those rooms which are now a museum: the hope and joy for the possibility of a better life; the pain and humiliation that that better life costed them. sure, now it is well acknowledged that the states as we now know it was built on that joy, hope, pain and humiliation. that museum has been created (using the word of the guide) to celebrate those men and women, heroes of our times. i just can’t help but asking myself if there will come a day when we will realise that even immigrants today, with all the problems that they might bring, are made of that same joy, hope, pain and humiliation